Come usare i social per sostenere una causa: il Corriere del Veneto intervista Sinfonia

Come usare i social per sostenere una causa: il Corriere del Veneto intervista Sinfonia

Tutte le strade portano ai social media, dalle campagne per la promozione di un prodotto a quelle elettorali. E il sociale, può diventare anche social? Una causa può trovare la propria voce su mezzi come Facebook e Twitter? Ne abbiamo parlato con Enrico Albertini, giornalista del Corriere del Veneto, che ha intervistato il nostro AD Antonio Cabras su questo tema. Spunto iniziale la recente campagna elettorale, la prima elezione politica che ha visto tra i media più usati dai candidati proprio i social network. Un punto di partenza per capire le potenzialità di questi strumenti, non solo per i partiti e i movimenti politici, ma anche per gruppi che normalmente non comunicano con i mezzi “tradizionali” e che oggi possono trovare nei social una voce e una cassa di risonanza alle proprie cause e istanze. Strumenti utilissimi anche per rafforzare la propria immagine, far conoscere i propri progetti e i risultati raggiunti con le diverse iniziative, per dare spazio a campagne di fundraising (dal 5×1000 agli eventi di raccolta fondi), per lanciare messaggi forti. È stato quindi naturale citare tra gli esempi “SiAMO il sociale”, la manifestazione di Federsolidarietà Veneto dello scorso gennaio che ha riunito migliaia di persone a Venezia, grazie a un tam tam mediatico nel quale i social network hanno giocato un ruolo chiave.

SiAMO il sociale

La facilità di accesso allo strumento può essere però ingannevole e quindi… vietato improvvisare: mancate risposte agli utenti di una pagina, informazioni sbagliate o imprecise, poca cura nelle relazioni, comunicazioni sporadiche o viceversa molto frequenti ma prive di contenuti, possono rivelarsi dei clamorosi “social media fail”, errori che si ripercuotono nell’immagine dei promotori della causa o di chi “ci ha messo la faccia”.

A seguire l’intervista completa pubblicata nel Corriere del Veneto – ed regionale del 16/02/2013

SIAMO IL SOCIALE: ASCOLTATECI
Dopo il caso di #siamoilsociale le campagne in vista delle politiche.
Movimenti, volontariato e associazioni affidano i loro messaggi ai social network.
L’appello? Te lo mando, rafforzato dalla condivisione di migliaia di persone, attraverso i social network. Vuoi sapere cosa chiedo al tuo impegno politico? Ti basterà aprire un pc, c’è un video che gira su Youtube. La mia parola d’ordine? Eccola accompagnata da un hashtag (il simbolo #) che lo farà viaggiare veloce su Twitter. C’è una novità forte nella campagna elettorale in corso: il mondo dell’associazionismo, della cooperazione e del no-profit sta esprimendo le proprie istanze attraverso la Rete e i nuovi media. Un tweet condiviso da migliaia di persone vale più di cento discorsi e, in un certo senso, può rappresentare una valida azione di lobby. Questa almeno è la speranza di chi organizza le campagne: capire quali risultati reali possano portare è difficile. Gli esempi sono tanti: il Cuamm – Medici con l’Africa sta utilizzando anche il tam-tam in Rete per portare l’Africa all’interno della campagna elettorale, le foto con post-it sulla fronte dei vari candidati di Amnesty International («Ricordati che devi rispondere» con riferimento a tematiche troppo spesso dimenticate) hanno fatto il giro d’Italia, ActionAid sta raccogliendo le istanze dei cittadini attraverso il sito www.italiasveglia.it, Make a change propone il modello di business sociale a tutti i candidati, così via.
Ma forse l’esempio più fulgido e riuscito di campagna 2.0 è Siamo il Sociale, campagna di Federsolidarietà Veneto, organizzazione che raggruppa le cooperative «bianche» del Veneto. Dalla manifestazione iniziale del 26 gennaio scorso, a Mestre, si è propagata una eco costituita da 7.800 condivisioni Facebook, migliaia di tweet (#siamoilsociale è stato anche trend topic) e visualizzazioni su youtube. La protesta delle cooperative contro i tagli al sociale è diventata un urlo fortissimo grazie alla Rete tanto che, anche per questo motivo, Mario Monti, in campagna elettorale a Padova, ha voluto visitare le cooperative del Gruppo Polis. Il portavoce del Gruppo è Antonio Cabras, anche Ad di Sinfonia Lab, l’agenzia di comunicazione che ha pensato la declinazione di Siamo il Sociale in Rete. «Senza Rete e social network il successo della nostra iniziativa non sarebbe stato possibile – spiega – i social network ci hanno aiutato anche nella preparazione dell’evento, permettendoci di venire a contatto con molti politici che poi sono venuti ad ascoltarci». Anche la visita di Monti al gruppo di cooperative sociali Polis è stata «frutto anche della risonanza avuta in Rete dalla nostra iniziativa». Ma per il mondo dell’associazionismo quali sono i vantaggi di internet? «Associazioni e cooperative possono lavorare sulla loro reputazione – ricorda Cabras – presentando i loro lavori fatti da professionisti dimostrano la qualità del loro impegno. Spesso, pensando al volontariato, lo si associa a qualcosa di poco professionale: non è così». Poi c’è, va da sé, una «maggiore possibilità di dialogo » che Cabras declina anche sul campo del fundraising (la raccolta di fondi). «In tempi di contrazione delle risorse è ancora più essenziale recuperare fondi e mettere in mostra le proprie qualità in Rete può aiutare nel farsi conoscere, anche ad eventuali sostenitori».
Anche le semplici raccolte fondi acquistano altro valore: un conto è il banchetto sul marciapiede, un altro una campagna che arrivi direttamente sul proprio pc, dove per donare basta un comodo click. C’è poi il lato educativo. «Con i social network e la Rete si emancipano gruppi che altrimenti di fatto non comunicano – continua Cabras – penso a blog fatti da persone senza fissa dimora, da ragazzi disabili: raccontarsi e creare identificazione è cruciale». La via è dunque segnata. «La direzione è questa: non si può non andare che verso i social network – conclude Cabras – in fondo internet ormai, attraverso i telefonini, è quasi nella tasca di tutti. Certo, bisogna saperlo fare bene». Le campagne in Rete, anche se non smuovono chi governa o governerà, hanno quindi altri vantaggi. Come detto, aumentano l’autorevolezza, ma non solo. «Queste campagne aumentano la consapevolezza che il mondo è uno, fanno toccare una globalità che prima era astratta – spiega il sociologo Stefano Allievi – ci si sente parte attiva, anche se in maniera blanda, perché sono istanze che si condividono. C’è un effetto premiale per chi vi partecipa, un po’ come quando si fa volontariato: lo si fa per fare del bene agli altri ma anche per far stare bene noi stessi. È normale, è così anche per me».Non manca, poi, «il posizionamento dell’organizzazione nel mercato: una buona campagna aumenta la propria credibilità». Anche per Allievi l’utilizzo di nuovi media e social network crescerà nei prossimi anni. «Però siamo ancora ben lontani da vedere, in Italia, un peso dei social network importante come quanto dicono alcuni studi sia stato per le elezioni di Obama, in particolare la prima. Qua gli effetti reali sono ancora modesti, molti politici utilizzano il mezzo male, senza interagire, di fatto rischiando l’autogol. I migliori utilizzatori si trovano fra i volti nuovi della politica, persone che utilizzavano i social network già da prima». C’è ancora tanta strada da fare, e con attenzione. «Il social network ha una spinta emotiva fortissima, che in Rete viaggia veloce: bisognerà maturare più senso critico per saperli gestire al meglio».

 

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