9 consigli su come sopravvivere e far sopravvivere un’agenzia di comunicazione

9 consigli su come sopravvivere e far sopravvivere un’agenzia di comunicazione

Sinfonia Lab è un’agenzia di una decina di persone, con scrivanie tutte a portata di areoplanino di carta. Eppure ogni tanto per ritrovare obiettivi e motivazioni comuni è necessario uscire dal nostro acquario e sperimentare una dimensione diversa e così abbiamo organizzato una giornata di formazione outdoor, una giornata d’agenzia diversa dal solito.

Il direttore creativo, il grafico, lo sviluppatore, il commerciale, il copy, lo stagista e l’amministratore delegato. Partiamo per i Colli Euganei con Alberto, che ci farà da guida. In tutti i sensi.

La cosiddetta “giornata di formazione” ha un alone quasi mitico che la circonda ormai da una settimana: dovremo esibirci in abbracci di gruppo, cerchi della fiducia, ripetere slogan motivazionali, camminare sui carboni ardenti? Ci aspettiamo un po’ di tutto. E invece, per la gioia di tutti, non ci tocca niente di tutto ciò.

Camminiamo, arriviamo alla meta, creiamo, sotto la guida di Alberto, un prodotto comunicativo che aiuti a rielaborare il vissuto della giornata, mettiamo nero su bianco gli obiettivi e i propositi che vogliamo portarci a casa. Niente di speciale, direte voi. Ma in un giorno di cammino tra i colli abbiamo imparato qualcosa che vale la pena raccontare. A beneficio nostro e di chi, come noi, vive l’esperienza dell’agenzia, ecco qualche consiglio semiserio su come sopravvivere e far sopravvivere un laboratorio di comunicazione.

  1. NON DOBBIAMO ABBRACCIARCI, VERO? Sulle aspettative e le preoccupazioni.
    Non abbiamo ancora lasciato il parcheggio e già qualcosa è corso avanti: la nostra immaginazione sta già sondando quello che potrebbe accadere, i pericoli più o meno plausibili che potremmo incontrare, la fatica che ci toccherà fare. E, allo stesso modo, si è costruita aspettative che, se non incontrate, ci permetteranno di lamentarci un po’ e di dire il fatidico “Lo sapevo che sarebbe andata così”.
    sinfonia-labIn agenzia capita lo stesso. Non lasciare che preoccupazioni o aspettative che non hanno nessun legame con la realtà corrano avanti e condizionino l’inizio del progetto, la tua attitudine, il morale del gruppo e, quindi, il risultato. Sarà per questo che Alberto per prima cosa ci chiede di “abbandonare” simbolicamente per il resto della giornata le nostre preoccupazioni all’inizio del sentiero. Sì, anche quella di doverci scambiare abbracci imbarazzati.

    “Durante la passeggiata mi aspettavo che all’improvviso sarebbe successo qualcosa di eclatante e meraviglioso. Aspettavo, aspettavo, aspettavo. E non mi rendevo conto delle bacche che intanto avevano profumato il sentiero, degli uccelli che ci seguivano, del panorama che mutava mentre cambiavamo versante, e del sasso scivoloso su cui sono cascata rovinosamente” Costanza, copywriting & webmarketing

  2. MERAVIGLIOSI LUOGHI DI FATICA. Ovvero, quando l’ambiente fa la differenza.
    Abbiamo fatto fatica, le pezze sulla schiena ce le avevamo tutti. Ma sarebbe stata la stessa cosa se il percorso su cui ci muovevamo (leggi arrancavamo) fosse stato spiacevole, brutto o deprimente? Certo, anche se il paesaggio è bello la fatica rimane, ma ha tutto un altro sapore (l’odore, temiamo, è sempre lo stesso). Una gara, un progetto complesso, degli straordinari o semplicemente il lavoro di routine in agenzia è affrontato in modo diverso se l’ambiente è “bello”. Non c’è niente di così inutile e di così necessario come la bellezza per lavorare bene. La cura nell’arredamento, la scelta delle forme e dei colori, la gestione intelligente degli spazi, la luce, tutto concorre a rendere lo spazio un luogo in cui è “piacevole” anche fare fatica. Ma l’ambiente lo fanno prima di tutto le persone. Cerca e trova le persone giuste con cui vale la pena non solo festeggiare i successi, ma anche fare fatica per raggiungerli.colli-euganei

    “Credo sia importante in un buon ambiente di lavoro conoscere chi hai accanto, non solo dal lato strettamente professionale. Cosa mi porto a casa da questa giornata? La consapevolezza e la conferma di lavorare con persone autentiche e ricche di risorse, desiderose di crescere e di far crescere” Matteo, graphic & web designer

  3. IL GIOCO DEL SILENZIO. Ascoltare per credere.
    Questa non ce l’aspettavamo. Alberto ci chiede di camminare in silenzio. Non si parla, ma si ascolta, si tocca, si odora, si osserva (no, ancora non si assaggia nulla). Non solo il sentiero con i suoi odori, i colori, i quadrupedi che ci seguono, ma anche i compagni di viaggio: non ci serve parlare per fermarci ad aspettare chi è rimasto indietro, a tirare su chi è scivolato, o a distribuire acqua e caramelle quando c’è bisogno.
    Stare zitti in ufficio? A volte è impossibile, se non controproducente. Ma il silenzio è anche l’attitudine di chi è pronto a lasciarsi stupire, di chi ha quel pizzico di umiltà per capire che qualcosa di buono può venire anche dall’“esterno”. Resta in ascolto, tieni gli occhi ben aperti e cogli l’ispirazione dove non te l’aspettavi.

    “Spesso ci si confronta con gli altri nel tentativo di avere un nuovo punto di vista, ma non bisogna mai dimenticarsi dell’importanza del silenzio: percorrere un lungo tragitto senza dialogare mi ha dato modo di recepire appieno gli stimoli dati da ciò che ci circondava” Enrico, developer

  4. IL PRIMO E L’ULTIMO DELLA FILA. L’importanza dell’equilibrio.
    Istinto, intuizione, visione. In ogni gruppo ben assortito, anche in ufficio, serve qualcuno che traini, con coraggio e anche un po’ di sana incoscienza. Il capofila fa la strada, impedisce che il gruppo rimanga fermo a guardare il panorama, esplora nuove possibilità, si prende la responsabilità di un eventuale fallimento. Ma, come in ogni progetto, ci vuole equilibrio. Per questo serve anche qualcuno che chiuda la fila. Che controlli che nessuno rimanga indietro, che memorizzi il sentiero nel caso ci si trovasse a dover tornare indietro, che vegli sul gruppo e che riesca a vedere che cosa si sta sbagliando. Servono riflessione, realismo, e concretezza. Lavorare da chiudi fila significa fare attenzione alle scadenze, sapere di dover fatturare a fine mese, prevedere le conseguenze delle scelte fatte e conoscere i limiti del gruppo.

    “Nel gruppo è bello che ci sia una parte delle persone che accelera il passo, che abbia lo slancio verso il futuro. In questo modo si crea un equilibrio tra la parte razionale del team – quella che pondera le scelte, che ti copre le spalle – e quella parte che invece gioca d’istinto” Valentina, graphic designer

  5. GUARDA IN SU, GUARDA IN GIÙ. Visione d’insieme e piccoli passi.
    Camminare in montagna (ok, erano colline…) comporta un piccolo svantaggio. Soprattutto se il sentiero è accidentato siamo portati a guardare per terra, a controllare dove mettiamo i piedi. Non è volontario, cerchiamo semplicemente di non metter il piede in fallo e cadere giù. Ma intanto intorno a noi il paesaggio si apre, cambia, ci sarebbero anche dei cespugli di more sul sentiero se solo alzassimo di quel poco la testa. Non si cammina in montagna per guardare il sentiero. Allo stesso tempo, però, ammirare la visione d’insieme, avere in mente la giusta prospettiva, tenere d’occhio la meta non può farci dimenticare di mettere un piede dopo l’altro per macinare metri, possibilmente senza inciampare, e proseguire.
    brainstormingOgni giorno in agenzia è lo stesso. Non lavorare guardando solo al piccolo tassello che stai costruendo in quella giornata, cerca di vedere il mosaico più grande in cui si andrà a inserire. D’altra parte, cari teorici e grandi strateghi accendete il vostro Mac e non perdetevi nella contemplazione di una montagna che non verrà da sola da Maometto.

    “Oggi, come in agenzia, ad un certo punto è bene riunirsi per fare il punto della situazione. Il paesaggio si apre per dare a ciascuno una visione d’insieme del progetto e degli apporti delle singole competenze” Antonio, amministratore delegato

  6. L’ODORE DELLE COSTINE. Ovvero “What’s in it for me?”
    Camminiamo da un bel po’ e la stanchezza ci fa dubitare di riuscire a vedere la fine. Ma proprio mentre cominciamo a pensare che forse era meglio restare a casa, eccolo. Il profumo avvolgente della carne alla brace ci raggiunge. Impossibile non accorgerci dell’accelerazione che diamo spontaneamente ai nostri passi. Abbiamo avuto prova, per quanto ancora non la possiamo addentare, del premio che ci aspetta dopo la fatica. Ci siamo ricordati che non stavamo sudando solo per il gusto di farlo, che procedevamo insieme su una rotta condivisa.
    Non si tratta del gioco del bastone e della carota. Il capo progetto ha un grande guadagno nel raccontare e condividere con i colleghi che lavorano con lui dove stanno andando, perché si sta chiedendo loro uno sforzo in più, perché l’obiettivo vale la pena di essere raggiunto. Il leader ha uno strumento di motivazione in più quando i colleghi riescono a vedere il senso della fatica, cosa c’è di buono per loro alla fine del sentiero.

    “Ritengo sia stata una giornata molto utile al gruppo, un’esperienza costruttiva perché abbiamo focalizzato gli obiettivi da raggiungere in agenzia, ci siamo confrontati liberamente e ci siamo messi in discussione. Ci siamo messi in gioco in una camminata davvero dura ma siamo arrivati alla meta insieme. Così dev’essere in futuro” Greta, marketing territoriale e turistico

  7. VESTIRE I PANNI DEGLI ALTRI. Cambio di prospettiva e nuovi punti di vista.
    Ci dividiamo in gruppi e iniziamo un brainstorming. Post-it e pennarelli fluo aiutano a creare subito un clima rilassato. Le idee escono libere e nessuno sembra preoccuparsi troppo delle aspettative legate al proprio ruolo. Ognuno si espone e si avventura in campi che non gli sono propri. Ecco allora il grafico che si cimenta nel copywriting, il programmatore che trova le parole giuste per un video, il commerciale che s’improvvisa video maker. Sarà stato il panorama, saranno stati i pennarelli, sarà stato il ragù ma il risultato è piacevolmente inaspettato.
    casa-marinaEsponiti, lascia da parte i ruoli per vedere le persone. Esci dal tracciato comodo che conosci e mettiti nei panni degli altri. Scopri i tuoi lati inaspettati, quelli dei tuoi capi, anche quelli dell’ultimo degli stagisti. Stupisciti per le doti nascoste che hai scoperto mettendo da parte la paura di sbagliare.

    “Uno degli aspetti che ho maggiormente apprezzato dell’esperienza è stato il cambio di prospettiva: lavorare in modo creativo su un progetto tutto sommato simile a quelli che affrontiamo quotidianamente, ma in modo libero e spontaneo, in cui ognuno di noi non doveva rispettare il proprio ruolo, ma poteva intervenire liberamente. Ognuno di noi ha potuto “vestire i panni” dei colleghi e soprattutto sono emersi punti di vista nuovi e inaspettati” Valeria, direttore creativo

  8. THE END. Ovvero, si comincia.

    “Il risultato più importante di questa giornata è stato scrivere sulla carta, dopo averne parlato insieme, gli obiettivi organizzativi che vogliamo raggiungere con il team nel prossimo futuro” Luca, project manager

    La giornata è finita. È ora di tornare a casa. Arrotoliamo il foglio di carta su cui abbiamo annotato quello che in ufficio non funziona e che deve finire, le buone pratiche già adottate che vale la pena di portare avanti, le novità che vogliamo introdurre per migliorare.
    Fa’ il punto della situazione, parla di quello che va bene ma anche di quello che va male. Senza troppi rispetti umani, lasciando da parte per un momento le aspettative che i ruoli in ufficio portano con sé. Cominciando a pensare che il successo o l’insuccesso dell’agenzia non dipende solo da chi è agli estremi della fila.il-ritorno

    La giornata è finita, ritorniamo all’inizio del sentiero. La giornata è finita, è arrivato il momento di cominciare sul serio.

    “L’outdoor con Sinfonia sui Colli Euganei si è rivelato un mix ideale di efficacia per i partecipanti e soddisfazione professionale. Siamo passati dall’esperienza del singolo, durante il cammino, alla condivisione del vissuto, alla rappresentazione in gruppo attraverso gli strumenti del know-how aziendale. Ciò che mi ha sorpreso è stata la voglia di mettersi in gioco di ognuno e del gruppo, coniugando divertimento e voglia di apprendere” Alberto, formatore

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