5 strategie di comunicazione sul web per esportare il Made in Italy

5 strategie di comunicazione sul web per esportare il Made in Italy

Il 21,6% delle imprese che, nel Triveneto, producono “Made in Italy” (moda, meccanica, cibo, mobili) non ha ancora un sito web. Il 77,3% non è presente nei social media con un profilo aziendale.
Questi dati sono impressionanti per le nostre imprese, soprattutto perché il Triveneto è stato per molto tempo, e può essere ancora considerato, la “locomotiva d’Italia”. Eppure Fondazione Nord Est fornisce questi ed altri elementi importanti:
– la propensione all’export del Nord Est è del 28%, rispetto ad una media italiana del 20%;
– il saldo commerciale sull’export del Nord Est è di 19 miliardi di euro (contro una cifra assoluta che per l’Italia si ferma a 11 milioni di euro).

Risulta evidente la contraddizione: l’export del Nord Est ha retto alla crisi (anzi, è cresciuto), ma l’impiego degli strumenti web è lontano dall’ottimale. Per fare un altro esempio, solo l’1% del fatturato è generato direttamente da web attraverso sistemi di acquisto on line, contro il 5% della Germania.

Imprese del Triveneto e web: ancora tanto da fareIl punto è che le imprese del Nord Est, sfruttando al massimo le potenzialità del web, potrebbero aumentare in modo significativo il proprio fatturato, soprattutto nell’export. E in questo scenario non consideriamo solo le vendite on line, ma anche tutto quello che, pur legato a processi di vendita tradizionale, trova nel web una sponda preziosa per creare contatti, approfondire contenuti, generare interesse, rinforzare il brand.

Le 5 principali strategie con cui le PMI del Nord Est possono raggiungere obiettivi di grande portata sono:

  1. PARLARE AI CLIENTI NELLA LORO LINGUA: abbiamo numerose dimostrazioni dai nostri clienti della necessità di ragionare per classi linguistiche legate al territorio di destinazione degli obiettivi commerciali. Se l’azienda vuole vendere in Arabia Saudita, può certamente scrivere e parlare in inglese, ma è molto meglio se scrive e parla in arabo. Con tutti i problemi di traduzione, impaginazione e prudenza culturale che questo comporta. Ma navigare nel web è un’esperienza molto più soddisfacente nella propria lingua madre.
  2. COINVOLGERE I DEALER E I CLIENTI NELLA CREAZIONE O TRADUZIONE DEI CONTENUTI: quale miglior modo per rinforzare il legame con i propri fornitori e, quando possibile, anche con i migliori clienti, di farli partecipare alla realizzazione dei contenuti in lingua? Abbiamo esperienza di siti web nati in italiano ed inglese nei quali il russo, il cinese, il giapponese, e anche idiomi più noti come tedesco, francese e spagnolo, sono stati aggiunti man mano grazie alla collaborazione con i distributori. Per coinvolgere i clienti, invece, sono più utili i social media: se il mio cliente thailandese scrive un post su Facebook in cui parla del mio prodotto (positivamente), vale la pena condividerlo e valorizzarlo. Certo, il controllo dei contenuti in lingue esotiche può essere complesso, ma non impossibile. Il mondo è diventato più piccolo, negli ultimi anni.5 strategie di comunicazione sul web per internazionalizzare con successo: parlare ai clienti nella loro lingua, coinvolgere dealer e clienti nelle traduzione e creazione di contenuti, adattarsi al mobile, avere una strategia social, misurare i risultati.
  3. ADATTARSI AL MOBILE: gli strumenti mobile permeano la cultura comunicativa globale. In Italia l’indice di penetrazione rispetto alla popolazione è del 158%: un telefono cellulare e mezzo a persona, compresi bambini e anziani. Ma è interessante vedere cosa succede in area BRIC: Russia 184%, India 73%, Brasile 134%, Cina 89%. Di questi possessori di device mobile, circa la metà naviga il web in mobilità. Se il sito della mia impresa è responsivo, la navigazione da smartphone e tablet è molto più semplice, e la percentuale di successo molto più alta. Perciò, è buona norma avere un sito web adatto al mobile.
  4. AVERE UNA STRATEGIA SOCIAL: i social media non servono per vendere. Lo ripeto: i social non servono per vendere. Inutile postare sulla pagina Facebook decine di offerte, soprattutto: a) se non si ha un e commerce e b) se il prodotto non si presta ad un acquisto immediato. Forse in futuro le cose cambieranno, ma oggi è così. Gli obiettivi per cui un’azienda dovrebbe avere una strategia social media sono altri: branding, interazione coi clienti, customer care, analisi di mercato, posizionamento, engagement. Questi sono elementi ESSENZIALI per il processo d’acquisto del cliente, ma non fanno parte della funzione vendite aziendale. Avere una strategia social, perciò, facilita l’acquisto del prodotto o servizio dell’azienda (il fatturato cresce), ma non incide direttamente sulla funzione vendite (approfondiremo questa affermazione in un prossimo post).
  5. MISURARE, MISURARE, MISURARE: il web, tra gli altri, ha questo meraviglioso vantaggio, cioè consente di misurare tutto. Gli strumenti di Google permettono di verificare gli obiettivi raggiunti, e vi sono procedure e software che monitorano ogni singolo step di una campagna web. La misurazione è un elemento di feedback indispensabile a orientare costantemente le strategie web agli obiettivi.

Queste 5 strategie sono direttamente applicabili dalle aziende del Nord Est nel loro approccio verso i mercati stranieri, allo scopo di aumentare l’export e, più in generale, il fatturato.

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